Sentiero Piloni


Alle pendici del Mote Grappa, la quarta parte del sentiero dei Piloni che si articola sui costoni che sovrastano la Valsugana è la più difficile di tutto il percorso.

Sentiero Piloni foto©PaoloMilan
Sentiero Piloni foto©PaoloMilan

Note: si tratta di un percorso che si svolge fra i 400 e i 600 m. di quota sui costoni che sovrastano la Valsugana. E’ un percorso selvaggio e malgrado sia segnato bene a tratti in altri richiede la capacità di ritrovare la traccia su terreni aspri, ripidi ed esposti: richiede dunque esperienza!

Questo tratto è il più difficile, impegnativo, pericoloso, con tratti molto esposti e scivolosi, da farsi solo se allenati a percorrere tali percorsi, utili i ramponcini in alcuni tratti. Consiglio di iniziare da primo tratto (che parte da Solagna) che è il più “facile” o il meno difficile e che introduce all’ambiente (vedi la prima parte).

Sconsigliato il periodo primaverile-estivo sia per il calore sia per la presenza di zecche.

Si riprende da Pian dei Zocchi (vedi la terza parte) ove si lascia l’auto e si risale la strada asfaltata che porta alle case sotto le rocce, in breve si arriva ad una curva qui si lascia la strada per scendere nel canalone, lo si attraversa e si risale in destra orografica (qualche raro bollo rosso ci guida ma la traccia è evidente) si risale ripidamente finchè il sentiero traversa per entrare nel canalone, si percorre il fondo per poi riattraversare e salire ancora sulla destra orografica. Il sentiero ridiventa faticoso e in circa 300 metri di dislivello (30 min. dall’auto) si arriva a intersecare il sentiero dei piloni, qui possiamo solamente volgere a destra o a sinistra, ovviamente prendiamo quest’ultima direzione. Il tratto che segue è panoramico, a tratti molto esposto su bordi di alti dirupi e occorre piede fermo; non ci sono segnavia per cui bisogna porre attenzione alla traccia. Si arriva a una biforcazione della traccia ci si mantiene sulla traccia inferiore e in breve si arriva ad una cresta oltre cui un belvedere permette una bella vista sulla val del Brenta e sulla sottostante val della Corda, siamo in prossimità del pilone 433. Si risale per pochi metri la crestina e si vede un segno giallo su un albero (probabilmente prendendo la diramazione superiore si arriverebbe qui ) ci si cala ripidamente verso la val della  Corda seguendo alcuni bolli rossi fino ad inboccare un cengetta orizzontale, la si segue verso destra (nel senso di discesa) ometto e poco oltre 3 bolli rossi su alcuni alberi. Qui si deve fare attenzione poichè poco dopo l’ultimo segno si deve lasciare la cengia e scendere verso un ballatoio erboso, c’è un unico segno rosso su un rametto poco sotto la cengia e un pino solitario sul ballatoio... si scende con molta attenzione (eventualmente è il caso di mettere i ramponi), si raggiunge il pino (vecchio segno giallo) e si volge a destra per una cengia, qui si ritrovano i bolli rossi. Si segue la cengia, a tratti esposta e franata –attenzione- , infine ritorna a sinistra con un tornantino e si costeggia l’orlo di un salto fino ad arrivare ad una cascata e a un foro nella roccia da cui esce, poco oltre si è sul comodo fondo della valle.

Si risale il fondo tra i blocchi ma dopo poco si deve lasciarlo alla seconda confluenza da sinistra, si risale a lato di un canalino erboso, infini sotto dei terazzamenti si traversa il canalino e si risale fino a una baracca di cacciatori (freccia gialla) si traversa verso delle betulle (bollo giallo) e da qui la traccia diventa evidente e si risale sul bordo il salto roccioso sopra il canalino che prima avevamo percorso, si sale fino ad attraversare il canale nel punto più stretto e si prende una rampa erbosa e poi un zig zag ripidissimo che risale la balza erbosa fin sotto le rocce. Da qui si traversa (punto molto pericoloso) su terreno infido, ghiaioso, su terreno friabile e senza nulla da tenere con le mani... si arriva a un cavo di ferro e oltre si ricomincia a salire sempre molto ripidamente (fin qui qualche bollo giallo aiuta) fino a sbucare su una larga cengia orizzontale dove si può prendere fiato. Si volge a sinistra (senso di salita) la si segue senza trovare segni, ridiventa a tratti stretta ed esposta , la si percorre fino ad arrivare a un bosco ove si incrocia il sentiero CAI 34 e poi il pilone 434. Siamo sopra la Val Rivalta, si risale la crestina sul sentiero CAI per lasciarlo poco dopo per tenersi a sinistra (segno giallo) e cominciare una bella traversata in quota sopra la valle dapprima comodamente ma poi si trova un tratto esposto, infine si raggiunge un canale muschioso con acqua, lo si attraversa (attenzione molto scivoloso, conviene tenersi a destra e risalire per traversare presso un masso, qui si trova un segno giallo) oltre il sentiero ci porta con ancora qualche tratto impegnativo ai terazzamenti del Col Anzini. Il posto è stupendo e invita a una pausa (sembra a detta di persone locali che anticamente ci venisse coltivato il tabacco). Si risalgono le terrazze e si passa per una breccia nell’ultimo muretto qui si segue il sentiero CAI 33 (segnavia rossi) che qui è facile, si arriva presso una curva e in leggera discesa (lasciando i segni che salgono) si passa vicino ad una grottina e in breve si arriva al traliccio 436; qui i segno del CAI cessano e ritroviamo alcuni bolli gialli e rossi, si procede dapprima in piano entrando nella Val Grottella e risalendo poi con ripidi tornanti alla fine il segni lasciano il sentiero oramai imboscato e ripidamente raggiungono il pilone 437, ci si passa sotto e con qualche passo esposto si entra in un boschetto. Si scende ripidamente e poi in falso piano si ariva al pilone 438, si scende sempre ripidamente fino a un torrente, lo si segue verso il basso fino a una traccia sulla destra orografica con segni rossi oltre in breve si arriva a San Marino (5 -5,30 ore) da qui si ritorna per la statale a prendere l’auto.

(testo Paolo Milan)