Sentiero dei Piloni - Prealpi Venete


Alle pendici del Monte Grappa: un percorso selvaggio e malgrado sia segnato bene a tratti in altri richiede la capacità di ritrovare la traccia su terreni aspri, ripidi ed esposti

Sentiero dei Piloni - foto©PaoloMilan
Sentiero dei Piloni - foto©PaoloMilan

Note: si tratta di un percorso che si svolge fra i 500 e i 700 m. di quota sui costoni che sovrastano la Valsugana. E’ un percorso selvaggio e malgrado sia segnato bene a tratti in altri richiede la capacità di ritrovare la traccia su terreni aspri, ripidi ed esposti: richiede dunque esperienza! Ho fatto con un amico almeno due volte questi sentieri che trovo magici con resti del passato che danno ancor più una sensazione di isolamento.

Sconsigliato il periodo primaverile-estivo sia per il calore sia per la presenza di zecche. Ho diviso in tratti questa escursione che da Solagna arriva a S. Marino (il che richiederebbe senza soste 18-20 ore di cammino) della durata di 5-6 ore, ricordando che noi abbiamo fatto a piedi il recupero dell’auto, chi si organizzerà con due auto ovviamente risparmierà di camminare sulle strada asfaltata.

Prima parte.

Partenza da Solagna località Scotta (spiazzo Via Bresagge) in evidente parcheggio con grande tabella con i sentieri... si prende la strada in leggera discesa (verso via Giardino), fino a un tornante all’inizio del quale una traccia dà l’inizio del sentiero dei piloni dell’ENEL dopo poco si inserisce in un sentiero più ampio, si segue in leggera salita (segnavia giallo-bianchi) tralasciando il bivio per la cresta di S. Giorgio, si arriva a traversare in quota una bella vallata, la val Cavallini, per comoda cengia. Arrivati al fondovalle la si attraversa evitando di seguire il sentiero che la percorre verso l’alto, si prosegue sempre per cengia con qualche passaggio esposto ma non difficile. Si passa davanti ad un rudere e poco sopra siamo al pilone ENEL 421, qui si prosegue in piano, passando sotto il pilone, tralasciando un sentiero segnalato con segnavia bianco-rossi che sale. Si prosegue con modici saliscendi fino ad un piccolo spiazzo dove il sentiero scende decisamente fino al pilone 422, si continua a scendere su terreno ripido e franoso e, poco prima di un gruppo di pini, si prende una traccia a destra (poco evidente ma segnata con qualche segno giallo), la cengia diventa piuttosto esposta e molto stretta in certi punti fino a portare  ad un tratto con dei cordini (non farci affidamento poichè molto vecchi) per poi scendere al fondo della val Grande ove passa un sentiero CAI abbandonato. Qui la valle è molto stretta e suggestiva, si scende (si nota una traccia sul versante opposto che porta ad un rudere per poi confluire con il sentiero che risale ma non conviene seguirla poichè più faticosa e difficile) fino ad un bivio con un sentiero a destra (senso di marcia, fin qui 1,20-1,30 ore). Si traversa per comodo sentiero portandosi in Val Lunari percorsa da un sentiero che si sale lungamente (circa 500 m. di dislivello) fino ad un blocco che fa da piccolo riparo, poco oltre il sentiero si porta a sin. e si sale la ripida pala erbosa fino ad una forcelletta ove parte una suggestiva cengia; oltre questa si continua a salire seguendo i segnavia gialli, il percorso è molto ripido e porta ad una strettissima crestina che domina la val Sarzè, la si percorre sul filo che poi si ampia dove inizia una cengia che porta comodamente sul fondo della valle. Si scende sul fondo tenendosi sulla sinistra per fondo instabile, si perdono così un centinaio di metri finchè la traccia e qualche segno portano ad attraversare verso la sponda opposta che si risale in traversata fino ad una tipica cengia che passa a metà di una formazione rocciosa, il passaggio è esposto ma solido. Oltre si prosegue in traversata e si domina una campanile che il sentiero sembra contornare. Si prosegue fino a un praticello che si risale un poco per prendere il sentiero che porta al sentiero CAI 938, lungamente con questo si scende a S. Nazario e da qui si torna per strada asfaltata a Solagna per recuperare l’auto (5,30 soste escluse).

Seconda parte.

Dalla chiesa di S. Nazario, sul lato destro nel senso di salita, parte un sentirino che costeggia un muretto, lo si segue finchè si immette in un sentiero più marcato (è quello seguito per scendere nella prima parte), si sale lungo questo per immettersi nel sentiero CAI 938 che ci porta a Pian di Castello (quota 450 m. circa). Si continua a salire fino al pilone ENEL 424 poco distante dal pian di castello, qui si abbandona il sentiero e si passa sotto il pilone per riprendere una traccia con qualche bollo rosso e qualche segno giallo che scende sul versante opposto a un terrazzino, da qui si segue la cresta erbosa che scende verso W-N-W, all’inizio non si scorgono segni, il terreno è molto ripido (attenzione). Si perdono circa 100-150 m. di quota e man mano si ritrovano dei bolli rossi via via più visibili che ci portano a una cengetta sul lato destro (segni bianco-gialli) la si imbocca e dove si perde si scende per il bosco a riprenderla più in basso, si passa sotto una paretina rocciosa e si tocca il fondo della Valduca. Si risale il fondo per poco fino a un grosso pino e sul versante opporsto si prende un’esile traccia che sale, la traccia si fa più marcata e diviene cengia esposta e dove si perde si risalgono le roccette soprastanti con qualche passaggio di arrampicata (1° grado). Si sbuca sulla soprastante dorsale e quasi in piano si va a raggiungere il pilone 425. Da qui più facilmente si scende per il bosco tendendo a sinistra (bolli rossi a tratti sbiaditi) per raggiungere una zona a terrazzamenti, si prosegue per sentierino in piano fino a sbucare sul sentiero 937 che sale da S. Nazario pochi tornanti sotto il pilone 426 e poco sopra un rudere (da qui è possibile scendere in breve a S. Nazario facendo un’escursione di circa 4-4,30 ore).

Parte Terza

Dall’incrocio con il sentiero 337 (che sale da S. Nazario e che può essere utilizzato per interrompere l’escursione) si sale per un paio di tornanti fino a trovare una traccia che si stacca dal sentiero principale per proseguire in costa (segno bianco-giallo, proseguendo per il sentiero principale poco dopo si arriverebbe al pilone ENEL 426). Si prosegue per bella cengia in costa, la quota si mantiene attorno ai 500 m., si incrocia una panchina in un pulpitino panoramico, da qui si domina la vallata e si vede il successibo pilone.
Si prosegue per la cengia fino a sbucare al fondo della valle, si sale brevemente per sentiero dismesso per proseguire sull’opposto versante per tracce (segni rossi alternati a gialli), si traversa lungamente per cenge esposte ma non difficili fino a sbucare in una bella mulattiera  poco sotto al pilone ENEL 429. Si sale sotto il pilone trascurando la mulattiera e per traccia poco evidente con rari bolli rossi si arriva a un prato in 5’ dove è sito il pilone 430, si scende fino a due casette in muratura in località Praventore quota 540 m. circa e si prosegue ora per bel sentiero che ci porta ad attraversare la val delle Ore e successivamente risalire fino ad incrociare il sentiero 935( cartello indicatore) per le Aste rosse (da qui si può scendere fino a Carpanè).
Si sale per il sentiero per una ventina di minuti (circa 200 m. di dislivello) passando sotto il successivo pilone ENEL e raggiungendo un cartello vicino a un piccolo crocifisso e qualche lamiera, si sale ancora un poco passando accando a due grotte della grande guerra prestando attenzione a trovare la traccia poco evidente che si stacca sulla sinistra (freccia e bolli rossi) e risale ripidamente fino a una selletta sulla cresta a quota 700 m. il tratto che segue è uno dei più pericolosi.
Qui inizia una cengia stretta e spiovente, ricoperta di erba... attenzione tratto esposto e difficile (utili i ramponcini a 4 punte), si segue la cengia che dopo un tratto in traverso inizia a scendere con dei zig zag sopra un dirupo, qui la traccia è strettissima e richiede piede fermo, in breve porta a una cengia sotto le rocce dove si può prendere fiato, si prosegue lungo questa fino a un tratto in cui la traccia orizzontale sembra incerta (poco oltre si vede una cresta spartiacque è possibile continuare diritti raggiungere la cresta e scendere per questa fino al pilone ENEL ove si ri-incrocia il sentiero segnato)... qui si scende per sentierino poco evidente all’inizio, poco sotto si trova un segno rosso e il sentiero scende più marcato e qualche bollo sugli alberi ci conferma la direzione, dopo una serie di tornantini la traccia prosegue in costa (da qui ben si vede la cava sottostante) e ci porta in breve al pilone ENEL. Ora il sentiero continua più largo e per un po’ ci fa respirare, poi perde quota e diventa cengia esposta sopra un salto per arrivare a un canalone, si scende sul lato sinistro del canalone su massi instabili e pochi segni, 50 m. più in basso si rivede la prosecuzione della cengia e qualche segno sbiadito. Si riprende la cengia erbosa uscendo dal vallone (attenzione passi esposti) e la si segue fino a  un bivio dobe un segno rosso su albero sembra portarci per un sentiero che scende (in realtà il sentiero continua in quota ma il tratto successivo richiede diverse oreed è uno dei tratti più difficili), scendiamo così per ripidissimo sentiero i 300 m. di dislivello fino alla frazione di Pian dei Zocchi.

NOTE: si tratta di un percorso che si svolge fra i 500 e i 700 m. di quota sui costoni che sovrastano la Valsugana. E’ un percorso selvaggio e malgrado sia segnato bene a tratti in altri richiede la capacità di ritrovare la traccia su terreni aspri, ripidi ed esposti: richiede dunque esperienza!
Consiglio di iniziare da primo tratto (che parte da Solagna) che è il più “facile” o il meno difficile e che introduce all’ambiente.
Sconsigliato il periodo primaverile-estivo sia per il calore sia per la presenza di zecche. Ho diviso in pezzi questa escursione che da Solagna arriva a S. Marino (il che richiederebbe senza soste 18-20 ore di cammino) in pezzi sulle 5-6 ore, ricordando che noi abbiamo fatto a piedi il recupero dell’auto, chi si organizzerà con due auto ovviamente risparmierà di camminare sulle strada asfaltata. 

(testo Paolo Milan)