Semplicemente Francesca


La storia di Francesca Canepa, racconta il suo amore per la corsa in montagna con sfumature di mare (foto © Giuseppe Di Mauro)

Francesca Canepa
Francesca Canepa

Non ho mai prestato particolare attenzione alla presenza delle montagne nella mia vita. Per chi abita in montagna basta guardare fuori dalla finestra, è semplicemente un magnifico dato di fatto.
Nello stesso modo, il mare è dentro il mio DNA perché c’è, anche se non ci vado spesso quanto vorrei.
Mamma e papà, montagna e mare.

Il mare non mi fa paura, mi piace nuotare per ore e mi piace parecchio anche la burrasca, ammiro le manifestazioni di forza suprema. Questo spiega perché preferisco le scogliere liguri alle spiagge adriatiche, la potenza sprigionata è decisamente di un altro livello.
Lo stesso discorso vale per la montagna: mi affascinano i ghiacciai con i loro labirinti, le rocce verticali, il fatto che accettarti o meno dipenda da quanta umiltà e quanto lavoro hai messo nell’approccio.

Non condivido l’idea che mare e montagna vadano sfidati: credo che la chiave sia sempre chiedere “permesso”? Mi vuoi? Posso entrare oggi?
Correre in montagna per me è questo, è essere ospite su un terreno che potrebbe anche respingermi e che quindi va affrontato con il dovuto rispetto.
Mi piace vedere la magia nelle cose e sono convinta fin da quando ero piccola che tutto abbia un’anima, quindi ogni volta che sono in giro non mi sento sola ma circondata da spiriti amici.
Il motivo per cui sono amici è che io non voglio impattare su niente, cerco di non pestare fiori o funghi, saluto gli animali, non strappo rami o cose del genere.
Loro lo sanno.
Sono arrivata a correre veramente per caso e ciò che è apparso subito chiaro è stato che era, è, una cosa che mi riesce facilmente.
Facilmente non significa senza impegno o senza fatica, sono concetti diversi: significa che mi viene bene in modo naturale, non devo pensare, non devo fare prove, non ho bisogno di farmi domande e meno ancora di seguire tabelle: nella mia testa, qualsiasi chilometraggio è possibile.
Forse potrei dire che quando corro mi sento uno “spirito” anch’io, nel senso che non voglio essere imbrigliata in nessuno schema e in nessuna costrizione. Ho capito questo quando mi sono accorta che per quanto mi riguarda, la dicotomia tra corsa in montagna e corsa su strada semplicemente non esiste.

La mia corsa si adatta a quello che trova, è espressione della mia anima su un terreno dato in un momento dato.
Un gesto tecnicamente bello e fluido non dipende dal terreno che trovo ma dallo stato d’animo in cui mi trovo.
La corsa è il mio specchio, fa vedere anche quello che non vorrei vedere e soprattutto anche quando non lo vorrei vedere, però è efficace: se un pensiero mi blocca, la corsa si blocca. Posso sforzarmi ma fa schifo. Onestamente fa proprio schifo.
Allora bisogna provvedere a debellare quel pensiero, e spesso l’ossigenazione che correre comporta concorre a risolvere tanti problemi che sul divano sembravano senza uscita. O quantomeno permette di vederli sotto un'altra angolazione.
Questa cosa l’ho imparata dai cani: quando non capiscono, ti guardano e inclinano la testa verso destra, poi verso sinistra finchè non sono soddisfatti. Provano a cambiare punto di vista.

Troppi pensano che io corra solo per vincere.
Non è così.
Vincere mi piace, ma prima di vincere, per arrivare a vincere, spesso è necessario riuscire a cambiare punto di vista su parecchie cose, a volte occorre gestire pensieri negativi radicati negli anni, spesso bisogna buttare giù la corazza, mettersi a nudo e guardare cosa c’è davvero da fare.
Correre la mia ora quotidiana con il bracco mi aiuta a fare questo.
E più questo processo funziona, più vincere non solo diventa semplice ma paradossalmente forse, diventa superfluo.
Passo dopo passo mi rendo conto che più le cose funzionano dentro di me, meno ho bisogno di conferme, e allora la gara diventa soltanto il modo migliore per tirar fuori ancora quella briciola in più, la risorsa che non avevo considerato, l’energia di cui non ero consapevole. La gara non è “battere qualcuno” e meno ancora “superare i miei limiti”: è scoprire parti di me ancora inesplorate, è un laboratorio a cielo aperto.
Per tutti questi motivi non voglio etichette: mi sento una persona in continuo divenire, ogni corsa, ogni gara, ogni persona che incontro nel cammino concorrono a modificare e arricchire chi sono, quindi non mi piace essere identificata con qualche aggettivo inevitabilmente destinato a risultare inadeguato.

Voglio essere semplicemente Francesca.

www.francescacanepa.com - foto © Giuseppe Di Mauro